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KANT: CRITICA DELLA RAGION PURA

 

KANT

Immanuel Kant che nacque nel 1724 è stato uno dei più importanti filosofi e pensatori occidentali dell'età moderna, nonché grande esponente dell’Illuminismo tedesco che scrisse l’opera: la critica della ragion pura. In questa opera Kant esaminò i fondamenti e i limiti della conoscenza umana per delineare un’epistemologia capace di legittimare razionalmente le conquiste della scienza moderna.  La critica della ragion pura è divisibile in tre parti:

1.      estetica trascendentale

2.     analitica trascendentale

3.    dialettica trascendentale

Nella dialettica trascendentale Kant cercò di fare con la metafisica ciò che Galilei e Newton avevano fatto con la fisica, ovvero rivelare la verità della natura, così la metafisica avrebbe dovuto aiutare Kant nel rivelare la verità su Dio e sulla creazione dell'universo. Per fare ciò Kant affermò che bisognava portare la ragione davanti a un tribunale per capire quali fossero le vere possibilità che la ragione umana ha di conoscere. Ma in questo tribunale la ragione è sia imputato che giudice e quando si arriva al giudizio e la ragione è pura si possono formare dei ragionamenti che non portano ad alcuna verità. Insomma, questi ragionamenti portano all'impossibilità di conoscere la verità su Dio, sull'anima e sul mondo. 

Nell'estetica trascendentale, Kant esplorò la sfera della conoscenza sensibile alla ricerca dei principi a priori che rendono possibile tale conoscenza spiegando innanzitutto la differenza tra trascendente, empirico e trascendentale. Trascendente è tutto ciò che è innato in noi, empirico è ciò che riguarda l'esperienza sensibile mentre trascendentale è tutto ciò che è a priori e serve a produrre conoscenza quando applicato all'esperienza sensibile. Nel pensiero di Kant, il passaggio dall'estetica trascendentale alla analitica trascendentale cerca di proporre un'esperienza più profonda dei fenomeni naturali di quanto possa fare l'esperienza sensibile arrivando perciò a una conoscenza razionale e scientifica dei fenomeni naturali. In modo simile ad altri filosofi Kant differenzia la modalità del pensiero in giudizi analitici, o a priori, e in giudizi sintetici, o a posteriori. Un giudizio analitico e una proporzione nella quale il predicato è contenuto nel soggetto e quindi nella frase vi è semplicemente il soggetto assieme al predicato. Tale giudizio rispettando il principio di identità sono universali e necessari in quanto dire il contrario sarebbe contraddittorio. Tali giudizi sono alcuni definiti analitici perché la verità è scoperta grazie all'analisi del concetto stesso ma sono anche considerati infecondi sul piano conoscitivo in quanto non estendono il sapere. I giudizi sintetici invece sono proposizioni in cui non si può giungere Grazie alla pura analisi razionale in quanto assieme al soggetto al predicato vi è un complemento oggetto che ampliano la nostra conoscenza relativa al soggetto, insomma è fecondo ma non è universale e necessario in quanto dipende dall'esperienza. Tutte le preposizioni che risultano dall'esperienza sensibile sono pertanto dette sintetiche e nella critica della ragion pura Kant afferma che è possibile formulare giudizi sintetici a priori ossia fecondi ma allo stesso tempo universali e necessari. Un esempio è sicuramente la legge di gravitazione universale, in quanto è necessaria e universale, ma riferendosi all'esperienza sensibile ci propone un predicato che non era contenuto nella definizione.

 


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